La scarificazione: cos’è, foto e consigli utili

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La scarificazione (scarification o scaring in inglese) è una delle modificazioni corporali d’origine tribale tra le più discusse di sempre. Il nome di questa pratica prende il nome dalla parola “scar“, cicatrice in inglese, perché consiste appunto nel creare delle incisioni nella pelle in modo tale che si formino delle cicatrici decorative. Questo tipo di decorazione della pelle era molto praticata in passato presso alcune popolazioni africane per segnare il passaggio dall’età infantile a quella adulta, e ancora oggi in alcune parti dell’Africa è un tipo di modificazione estrema del corpo che simboleggia bellezza e benessere. Si trattava ovviamente di una pratica dolorosa, che il soggetto doveva subire in silenzio perché come capita in molti riti di passaggio, la sofferenza è un elemento che dimostra il coraggio e la forza di chi entra in età adulta. La scelta dei disegni varia di tribù in tribù, realizzati con rasoi, pietre, conchiglie o coltelli, esponendo i soggetti all’alto rischio d’infezione o di recisione di qualche nervo.

Oggi, molti decidono di ricorrere allo scaring per realizzare decorazioni corporali originali e, nonostante la cruenta procedura per realizzarli, di delicata bellezza. Come si realizza un tatuaggio con scarificazione? Innanzitutto con scarificazione si intendono tutte quelle pratiche atte a creare delle cicatrici sulla pelle. Esistono 3 tipi principali di scarificazione:

Branding: a caldo, a freddo o con elettrocauterizzazione. In pratica si “marchia a fuoco” o con azoto/nitrogeno liquido in modo tale da lasciare un segno permanente sulla pelle del soggetto.

Cutting: tramite tagli più o meno profondi e più o meno ripetuti, è il metodo più conosciuto e antico. Più il taglio è profondo e marcato, più il risultato sarà evidente e la cicatrice in rilievo.

Rimozione di pelle o peeling: l’artista rimuove veri e propri lembi di pelle seguendo un disegno preciso. Per ottenere un risultato ottimale, spesso l’artista tende a rimuovere una minore quantità di pelle, non andando troppo in profondità, istruendo il cliente ad una cura ottimale perché la pelle possa rimarginarsi con una cicatrice evidente e fedele al design originale.

Per tutti i tipi di scarificazione è FONDAMENTALE che l’artista sia certificato, che rispetti le norme igieniche stabilite dalla legge (e anche oltre) e che lo studio in cui verrà realizzato il disegno sia al massimo della pulizia. Se anche solo uno di questi elementi non vi torna, andate via e cambiate artista: è importantissimo che voi per primi percepiate che è tutto predisposto per la realizzazione di una modificazione corporale dolorosa e che ha già di per sé molti rischi d’infettarsi.

Se nonostante il dolore e i rischi d’infezione di questa modificazione estrema non vi scoraggiano dal realizzarne una, è bene sapere cosa fare nell’aftercare per far sì che il disegno guarisca e cicatrizzi come vorremmo.
Cose da fare:
• Ascoltate le indicazioni del vostro tatuatore, in primis
• Lavate la zona trattata delicatamente, 4-5 volte al giorno, con un sapone antibatterico
• Risciacquate la zona con dell’acqua ossigenata, per eliminare eventuali batteri rimasti. Irriterà la ferita? Sì, ma questo aiuterà il formarsi di una cicatrice evidente e in rilievo
• Asciugate la ferita con un panno pulito e asciutto
• Applicate della vasellina seguendo i solchi nella pelle, mai di traverso rispetto al verso dei disegni
• Bendate l’area con una garza pulita e sterile

Cose da NON fare:
• Grattare o strofinare le ferite. Non farebbe altro che crearvi fastidio, allungare la guarigione e rendere il disegno poco definito
• Lasciare la stessa garza per tutto il giorno. A ogni lavaggio (4-5 volte al giorno) è necessario applicare una garza pulita e sterile.