Tatuaggi sugli animali: un orribile abuso o arte?

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Forse leggendo il titolo dell’articolo vi sarà sembrato strano parlare di “tatuaggi sugli animali“. Forse avrete pensato che con photoshop qualche artista abbia ritratto un animale applicandovi sopra dei tatuaggi, ma andiamo, parlare di veri e propri tatuaggi su animali è un altro paio di maniche.
E’ vero, tatuare un animale come potremmo tatuare un essere umano è qualcosa difficile da immaginare per chi magari ha un gatto, un cane, un qualsiasi amico a quattro zampe o semplicemente ama gli animali. Eppure ci sono persone che lo fanno: portano il loro animale domestico da un tatuatore, che lo seda (completamente o con anestesia locale), lo sistema su un lettino e lo tatua.
Al di là dell’amore che una persona possa avere sia per i tatuaggi che per gli animali, arrivando addirittura al punto di voler mischiare le due cose, dov’è il limite tra arte e abuso?
E’ giusto far realizzare un tatuaggio su un essere vivente che non può esprimere un consenso o dissenso, che non può nemmeno ribellarsi alla volontà del padrone?
Sotto anestesia l’animale probabilmente non soffrirà molto, ma non è l’anestesia di per sé un rischio inutile nonché uno stress per l’animale, che dovrà comunque sopportare il fastidioso processo di guarigione del tatuaggio?
La pelle degli animali è notoriamente più sensibile di quella umana. Per essere tatuata, la pelle degli animali deve essere temporaneamente rasata, esposta quindi ad agenti esterni nocivi (tra cui batteri, raggi UV, la stessa saliva dell’animale) che aumentano il rischio di irritazioni e infezioni.

Fino a non molto tempo fa, tatuare gli animali non era considerata un’azione illegale da nessun paese, stato o città, probabilmente perché a nessuno mai venne in mente che dovesse servire una legge che proteggesse i nostri amici a quattro zampe da una cosa del genere. Col diffondersi però di questa moda, specialmente negli USA e in Russia, c’è chi ha iniziato a proibire e sanzionare chi decide di tatuare il proprio animale a scopi estetici, e non identificativi. E’ d’uso infatti che molti animali vengano tatuati in punti del corpo come l’orecchio o la parte interna della coscia al fine di poterli identificare e ritrovare in caso di smarrimento. E’ tutt’altra storia invece tatuare il proprio animale perché soddisfi determinati capricci estetici del padrone.
Lo stato di New York è stato il primo a dichiarare che tatuare un animale a fini estetici è crudele, un maltrattamento e un’esercitazione impropria nonché inutile del proprio potere decisionale sull’animale. Questa presa di posizione è stata una reazione in risposta alle numerose polemiche sorte dopo che Mistah Metro, un tatuatore di Brooklyn, ha tatuato il suo pitbull approfittando dell’anestesia somministrata al cane per un’operazione alla milza. Ovviamente, ha condiviso le foto in rete scatenando un boato di proteste e polemiche.

La moda di tatuare i propri cani o gatti non ha tardato ad arrivare anche in Italia. Già nel 2013 la AIDAA (Associazione Italiana Difesa Animali) segnalò oltre 2000 animali domestici tatuati a scopo estetico dai loro padroni. Considerato il dolore che si infligge al cane o al gatto in termini di stress psico-fisico, tatuare gli animali è un maltrattamento cui porre fine e sulla quale la legge Italiana non ha ancora preso posizione. Speriamo però che accada presto e come a New York, questa folle moda che ha come vittime degli esseri viventi indifesi, venga un giorno severamente punita.

Contiamo nel frattempo, che i tatuatori stessi siano i primi a rifiutarsi di tatuare un essere vivente, qualunque esso sia, che non può decidere per il proprio corpo.

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