La tecnica del senhal (dal provenzale "segno" o "segnale") è un espediente letterario nato nella poesia trobadorica medievale, consistente nell'uso di un nome fittizio o appellativo in codice per indicare la donna amata, un amico o un protettore. Lo scopo principale era nascondere l'identità della persona amata, spesso sposata, garantendone la reputazione e tutelando la privacy del poeta nell'ambito dell'amor cortese.
L'espressione è usata per indicare l'atteggiamento di chi con belle parole, raggiri, blandizie, cerca di guadagnarsi un atteggiamento benevolo o condiscendente da parte di determinate persone.
Senhals sono forse i nomi che compaiono nelle Rime: Fioretta (LVI 12), Violetta (LVIII 1 e 5), Lisetta (CXVII 3 e 12), e l'espressione quella ch'è sul numer de le trenta (LII 10); ma nella Vita Nuova non tanto di pseudonimi si tratta quanto di un modo d'indicare alcuni personaggi femminili, vago e allusivo, in armonia ...
Il senhal (pronuncia occitana /seˈɲal/, trascrivibile in pronuncia italofona come "segnàl") è una figura retorica e consiste in un appellativo riservato generalmente alla donna amata ma anche ad amici o altri personaggi. Essa è nota soprattutto per il suo utilizzo nella poesia trobadorica per celare il nome dell'amata.
Vi è infatti un'ambivalenza Laura-l'aura (= l'aria), acuita dalla tradizione medievale secondo la quale non si segnavano gli apostrofi bensì si scriveva di seguito.