Bene, è tutto vero, Baudelaire e i poeti maledetti
poeti maledetti
Paul Verlaine definì Poeti maledetti (Poètes maudits) i poeti, frequentati personalmente, ai quali dedicò nel 1883 l'opera omonima. Essi sono Tristan Corbière, Stéphane Mallarmé, Arthur Rimbaud, Auguste Villiers de L'Isle-Adam, Marceline Desbordes-Valmore e Pauvre Lelian, pseudonimo (e anagramma) dello stesso Verlaine.
Ma non ci andavano gli altri poeti maudit, come a volte si legge (che pur facevano uso di droghe) come Rimbaud, Verlaine e Mallarmè, troppo giovani. I frequentatori avevano nomi illustri come: Victor Hugo, Theofile Gautier, Gerard de Nerval, Alexandre Dumas.
Con la raccolta “I fiori del male” Baudelaire apre la stagione dei “poeti maledetti”, così chiamati per la loro vita sregolata, l'uso e l'abuso di alcool e droghe e il rifiuto della morale e del conformismo borghesi. Massimi esponenti di questa nuova generazione furono i francesi Verlaine, Rimbaud e Mallarmé.
Qual è stata l'influenza di Baudelaire nella poesia?
1. Qual è stata l'influenza di Baudelaire sulla poesia? La sua influenza si esercita in due direzioni: poesia come fuga dalla realtà e come denuncia sociale. La sua influenza si esercita in due direzioni: poesia come intuizione mistica e come linguaggio.
In Italia, sull'onda del mito romantico del reprobo, definito anche Maledettismo, viene a svilupparsi la Scapigliatura, movimento a cui appartengono, tra gli altri, i poeti Emilio Praga, Vittorio Imbriani, Giovanni Camerana, Iginio Ugo Tarchetti, Carlo Dossi, Antonio Ghislanzoni e Arrigo Boito.