Il congiuntivo è un modo verbale italiano della soggettività, utilizzato principalmente nelle frasi subordinate per esprimere opinioni, dubbi, desideri, timori, speranze o ipotesi. Contrapposto all'indicativo (modo della realtà), si usa spesso dopo "che" o "se" con verbi come pensare, credere, volere, sperare. È composto da quattro tempi: presente, passato, imperfetto e trapassato.
Il congiuntivo è il tempo verbale che si utilizza per collegare ("congiungere", appunto) le frasi subordinate alle frasi principali, con verbi che esprimono opinioni, desideri, speranze e aspettative, emozioni, sentimenti, dubbi, ipotesi ecc.
Il modo congiuntivo si usa nelle frasi subordinate (dipendenti dalla principale), introdotto da 'che' o da 'se'. Generalmente si usa dopo i verbi che indicano incertezza (es. credere, sperare, desiderare, temere ecc.) o che indicano l'espressione di un'opinione (pensare, immaginare, ritenere ecc.).
Per non sbagliare il congiuntivo, ricorda di usarlo con verbi di dubbio, desiderio, speranza, opinione e necessità (es. credo che, spero che), nelle frasi ipotetiche con "se" (soprattutto se l'azione è irreale o incerta, come in "se fossi ricco"), con il Lei di cortesia (Mi faccia vedere), con espressioni impersonali (è bene che, è necessario che) e con pronomi indefiniti (chiunque); il trucco è sostituire con l'infinito se il soggetto è lo stesso e verificare il senso di incertezza o soggettività prima di ogni "che" o "se".
Anche il congiuntivo rappresenta una criticità: il 56% degli intervistati lo impiega in modo errato, come nel caso della frase “L'importante è che hai superato l'esame”, che richiederebbe “L'importante è che tu abbia superato l'esame”.