Oggi circa la metà dell'anidride carbonica alimentare richiesta in Europa viene da impianti di produzione di fertilizzanti o di bioetanolo. Altri utilizzi sono per la crescita di piante in serra, negli allevamenti per stordire gli animali prima della macellazione e nel trasporto di alimenti.
La carenza di Co2 sembra sia dovuta all'aumento dei prezzi dell'energia e alle difficoltà di trasporto della stessa. Secondo Bertone inoltre le aziende che la producono “preferiscono destinare la produzione al comparto della sanità”.
L'anidride carbonica prodotta dall'uomo finisce per circa il 40% in atmosfera (e lì rimane per tempi molto lunghi e contribuisce all'aumento della temperatura del pianeta), mentre il 30% circa viene cattura dagli oceani.
Il motivo per cui non si trova quasi più acqua frizzante sugli scaffali è dovuto alla carenza di anidride carbonica. La maggior parte delle acque frizzanti in commercio infatti non sono così naturalmente, ma vengono appunto addizionate con anidride carbonica, che conferisce loro la carattetistica frizzantezza.
Dove si trova l'anidride carbonica per fare l'acqua frizzante?
"L'anidride carbonica per l'acqua frizzante è un tipico esempio di economia circolare poiché viene recuperata dagli scarti di industrie chimiche e di fertilizzanti, che la trasformano per l'uso alimentare, anziché disperderla come inquinanti.