È nota la scissione del partito guelfo nelle due fazioni di guelfi bianchi, gelosi dell' indipendenza di Firenze di fronte all' autorità papale, e di guelfi neri che avrebbero interamente asservito la città al Papa. Dante fu guelfo bianco e perciò fu condannato all'esilio nel 1302.
In quanto difensore dell'autonomia del Comune, Dante si schierò dalla parte dei Guelfi Bianchi, in aperto conflitto con papa Bonifacio VIII, che per affermare il suo potere in Toscana sosteneva la fazione dei Neri.
Egli nacque nell'importante famiglia fiorentina degli Alighieri, legata alla corrente dei guelfi, opposta ai ghibellini, che si divisero poi in guelfi bianchi e guelfi neri. Il padre svolgeva la professione di cambiavalute; la madre (Bella degli Abati) apparteneva a un'importante famiglia ghibellina.
I guelfi bianchi erano appoggiati dalla famiglia dei Cerchi e, pur appoggiando il papa, non precludevano la possibilità che tornasse l'imperatore. I guelfi neri erano appoggiati dalla famiglia Donati e sostenevano che l'unico ad avere diritto di governare fosse il Papa.
I Welfen, da cui la parola «guelfo», furono i sostenitori dei bavaresi e dei sassoni e appartenevano a una delle più antiche e illustri dinastie di stirpe franca in Europa. Storicamente i guelfi vennero poi associati a chi sosteneva il papa e le loro fortezze vennero caratterizzate dalla merlatura squadrata.