La Sibilla Cumana, figura chiave nel Libro VI dell'Eneide di Virgilio, è la sacerdotessa di Apollo a Cuma, profetessa immortale ma invecchiata destinata a guidare Enea nel regno dei morti (Ade). Descritta come un'oracolo furente e invasato, è fondamentale per rivelare al troiano il suo futuro nel Lazio e le sfide che lo attendono.
Secondo leggende circolanti da millenni, la Sibilla sarebbe stata una donna follemente innamorata di Apollo al quale chiese l'immortalità, dimenticando di chiedere l'eterna giovinezza. E così invecchiò sempre di più fino a scomparire e di lei rimase solo la voce.
La Sibilla (l'etimologia del nome è sconosciuta) è una vergine, giovane ma talora pensata anche come decrepita, la quale quando viene ispirata e quasi posseduta da Apollo rivela il futuro: "Sibylla dicitur omnis puella cuius pectus numen recipit" (Serv., Ad Aen., III, 445).
e non invano Ecate ti mise a capo dei boschi d'Averno. La Sibilla indica ad Enea i due compiti che deve prima assolvere prima di poter discendere nell'Ade: cercare un ramo d'oro nel bosco e seppellire un amico che è insepolto. Solo a questo punto sarà possibile accedere all'aldilà.
La parola "Sibilla" indicherebbe perciò la "manifestazione della volontà (βυλήν) divina (σιούς)". Abbiamo anche la forma Sybulam, che è molto suggestiva ("segno, avvertimento di dio"), ma si tratta di una trascrizione errata che ricorre solo sui manoscritti medievali.