Domanda di: Ing. Nadir Pagano | Ultimo aggiornamento: 17 marzo 2023 Valutazione: 4.3/5
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Nell'ottica dell'eliminazione delle sanzioni personali a carico del fallito, la riforma ha abolito, a partire dal 16 gennaio 2006, il registro dei falliti ed ha soppresso la prevista incapacità per il fallito, nei 5 anni successivi al fallimento, di esercitare il diritto di voto.
Restano esclusi dal fallimento beni e diritti che si caratterizzano per il loro carattere familiare e per la loro natura personale: i frutti derivanti dall'usufrutto legale sui beni dei figli e beni costituiti in fondo patrimoniale per la loro funzione alimentare e di sussistenza per il fallito e la sua famiglia, come ...
Secondo la Corte di Cassazione, la durata ragionevole delle procedure fallimentari può essere stimata in cinque anni per quelle di media complessità. Ed è elevabile fino a sette anni quando il procedimento si presenta notevolmente complesso. Ipotesi, questa, ravvisabile in presenza di un numero elevato di creditori.
Come affermato anche dalla Corte di Cassazione [3], il fallito può persino avviare una nuova impresa commerciale (anche in forma societaria), autonoma e distinta da quella fallita e compiere tutti gli atti necessari alla sua gestione e amministrazione (come aprire conti correnti e stipulare contratti), purché per far ...
Il fallito può intervenire nel giudizio solo per le questioni dalle quali può dipendere un'imputazione di bancarotta (3) a suo carico [216, 217, 217 bis, 223, 224] se l'intervento è previsto dalla legge. L'apertura del fallimento determina l'interruzione del processo (4).