Domanda di: Dott. Flavio Villa | Ultimo aggiornamento: 17 marzo 2023 Valutazione: 4.6/5
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Formalmente un orbitale è definito come la proiezione della funzione d'onda sulla base della posizione. Questa nomenclatura è stata introdotta dopo il modello atomico proposto da Niels Bohr e l'esperimento di Rutherford.
Il concetto di orbitale fu introdotto da Mulliken nel 1932, e già a partire dal 1933 la teoria degli orbitali molecolari era stata ampiamente accettata. Secondo il chimico-fisico tedesco Erich Hückel, la prima applicazione quantitativa della teoria si trova in un lavoro di Lennard-Jones del 1927.
Il fisico tedesco Friedrich Hund ha legato il suo nome alla seconda regola, chiamata appunto la regola di Hund: gli elettroni che si dispongono in orbitali con la stessa energia tendono a occuparne il maggior numero in modo da avere il maggior numero di elettroni spaiati.
Gli elettroni ruotano attorno al nucleo, e le orbite da loro descritte sono a una distanza ben precisa dal nucleo, che dipende dalla quantità di energia, chiamati livelli energetici. Ogni elettrone segue una determinata traiettoria circolare, chiamata orbita stazionaria.
Nei primi anni del 1800, l'inglese John Dalton (1766 – 1844) propose la prima teoria sperimentale sulla natura della materia, nota come Teoria di Dalton, basandosi su alcuni postulati, in parte considerati tutt'oggi validi: la materia è formata da particelle piccolissime, indivisibili, chiamate atomi.