Domanda di: Sig. Rosalino Bianco | Ultimo aggiornamento: 18 marzo 2023 Valutazione: 4.1/5
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Il manoscritto di Bakhshali, scritto in India fra il 200 a.C. e il 400 d.C., introdusse la formula risolutiva delle equazioni quadratiche. Il primo matematico noto ad aver usato la formula algebrica generale, consentendo sia le soluzioni positive che quelle negative, fu Brahmagupta (India, VII secolo).
Già gli Egizi e i Babilonesi sapevano risolvere le equazioni più semplici, quelle di primo e di secondo grado, pur non disponendo del simbolismo dell'algebra moderna. Tra il 6° e il 4° secolo a.C. i Greci utilizzavano le equazioni di secondo grado per risolvere problemi geometrici.
Le equazioni di secondo grado (vedi esempio interattivo) erano conosciute sin dall'antichità. Esse furono affrontate per primi dai babilonesi (circa 4000 anni fa) e poi dai greci e dagli arabi. Durante il Medioevo la traduzione delle opere dei greci e degli arabi fece giungere le equazioni di secondo grado in Europa.
L'equazione di primo grado è caratterizzata dal fatto che in essa l'incognita x ha esponente 1. Se invece si ha un'equazione che contiene l'incognita con esponente massimo 2, allora si dice che tale equazione è di secondo grado.
Sia nelle tavolette degli antichi babilonesi che nei papiri dell'antico Egitto è possibile trovare degli esempi di equazioni di primo grado che venivano fuori dalla necessità di risolvere dei problemi legati alla realtà.