Cicerone fu ucciso il 7 dicembre del 43 a.C. dai sicari di Marco Antonio, in particolare dal centurione Erennio e dal tribuno Popillio Lenate, nei pressi di Formia mentre tentava di fuggire. L'assassinio fu una vendetta politica ordinata da Antonio a causa delle orazioni Filippiche contro di lui. La testa e le mani dell'oratore furono esposte sui rostri a Roma.
A Formia, però, il 7 dicembre del 43 a.C. fu raggiunto da alcuni sicari inviati da Antonio, che, aiutati da un liberto di nome Filologo, poterono trovarlo fin troppo facilmente. Cicerone, accortosi dell'arrivo dei suoi assassini, non tentò di difendersi, ma si rassegnò alla sua sorte, e venne decapitato.
7 dicembre 43: Cicerone è ucciso nel parco presso il Formianum dai sicari di M. Antonio, guidati dal centurione Erennio e dal tribuno C. Popillio Lenate.
Il 7 dicembre del 43 a.C., 2061 anni fa, Marco Tullio Cicerone fu assassinato. Un delitto commissionato da Marco Antonio per mettere a tacere una voce scomoda e influente. L'autrice di «Tenebre» ci spiega perché il caso può essere letto come un esempio anche oggi.
Nel 43 a.C. due sicari fermarono una lettiga nei pressi del porto di Gaeta. Trasportava un uomo di quasi 64 anni, il più grande oratore romano e ultimo difensore dell'antica repubblica. Il suo nemico Marco Antonio ne aveva ordinato l'assassinio.