A partire dal 451 a.C., venne votato un decreto su iniziativa di Pericle, limitando le condizioni per ottenere la cittadinanza: i cittadini ateniesi erano uomini di venti anni almeno, nati da un padre cittadino ateniese e di una madre figlia di un cittadino ateniese.
Cerchiamo dunque di comprendere in cosa consistano concretamente appartenenza ed esclusione, nella polis ateniese. Ad Atene il cittadino a pieno titolo è il maschio adulto, che ha compiuto quindi la maggiore età, e a cui, come abbiamo visto, è stato riconosciuto lo status di libero.
Per far parte dell'ecclesia di Atene bastava essere cittadino ateniese (Pericle stabilì, con una legge del 450 a.C., che era da considerare cittadino solo chi fosse nato da padre e madre ateniesi) ed essere maggiorenne (la maggiore età si acquisiva a diciotto anni, per via dell'iscrizione sui registri del demo).
Chi poteva partecipare alla vita politica ad Atene?
Nella democrazia di Atene tutti i cittadini maschi e adulti hanno uguali diritti. Solo chi è nato ad Atene può essere cittadino: donne, schiavi e stranieri non possono partecipare alla vita politica. Inoltre, solo pochi cittadini ricchi veramente partecipano all'assemblea.
La situazione sociale all'interno della città di Atene nel 700 a.C. prevedeva una rigida divisione in classi: i Ghene, ovvero gli aristocratici, chiamati anche eupatrides (figli di padri gloriosi); i Tiasi, ovvero i plebei, e infine i Meteci, che non erano cittadini ma abitavano ad Atene.