Domanda di: Dr. Augusto De Santis | Ultimo aggiornamento: 30 aprile 2026 Valutazione: 4.6/5
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Bruciare residui di potatura è soggetto a rigide normative ambientali per evitare reati (art. 256 Dlgs 152/2006), spesso vietato in periodi secchi. È consentito solitamente solo in piccoli cumuli, in loco, e con autorizzazione, preferendo alternative ecologiche come il cippatore per pacciamatura, il compostaggio o la produzione di biochar per concimare il terreno.
Puoi bruciare la potatura principalmente in primavera (aprile-maggio) e autunno (ottobre), evitando i mesi estivi (giugno-settembre) a causa del rischio incendi e dei divieti regionali. Devi rispettare limiti di quantità (es. 3 steri/ettaro/giorno), orari (mattina presto, pomeriggio tardi) e condizioni meteo (assenza di vento). È fondamentale comunicare l'intenzione ai Vigili del Fuoco e consultare il tuo comune per regolamenti locali specifici e divieti straordinari dovuti all'inquinamento atmosferico, specialmente in pianura.
Lo stesso Testo Unico chiarisce anche le modalità di smaltimento dei rifiuti organici provenienti dalla potatura: questi possono essere bruciati all'aria aperta, a patto che i cumuli dati alle fiamme giornalmente non superino i 3 metri cubi per ettaro, e che il rogo sia effettuato nel luogo stesso della produzione ...
Fino al 30 giugno 2025, è consentita, inoltre, l'accensione di fuochi in bosco, limitatamente a quanto necessario per il riscaldamento o la cottura di cibi, per esigenze personali dei soggetti che svolgono attività lavorativa o di altra natura, connesse alla permanenza nei boschi.
I residui di potatura, una volta sminuzzati, si decompongono rapidamente, creando compost che apporta al suolo elementi essenziali come azoto, fosforo e potassio.