Domanda di: Manuele De luca | Ultimo aggiornamento: 24 novembre 2023 Valutazione: 4.9/5
(18 voti)
Sì, vi sono tracce nella letteratura, fin dentro il Novecento (Grazia Deledda, per esempio) della forma piovette, che si uniformava per analogia all'uscita regolare del passato remoto della seconda coniugazione (credere > credetti). La forma piovette è però ormai da considerarsi desueta e l'unica usabile oggi è piovve.
Quando invece sono usati metaforicamente, con un soggetto grammaticale, i verbi piovere, nevicare, grandinare, balenare, fioccare hanno come ausiliare essere: sono piovute critiche; mi è balenata un'idea, altri hanno come ausiliare avere: fulminare, gelare, disgelare, sgelare, tuonare.
Il verbo piovere è indicato nella maggior parte dei dizionari come difettivo e, nell'uso intransitivo impersonale, cioè quando ha il significato di 'cadere della pioggia dal cielo', può formare i tempi composti sia con l'ausiliare essere che con avere (es.
Come si dice in italiano corretto è piovuto o ha piovuto?
Possiamo dire che entrambe le forme siano corrette, almeno se per piovere si intende la caduta della pioggia dal cielo, in forma impersonale. Nel caso in cui invece si parli di "qualcosa che piove", come nel caso di piovere critiche, si deve utilizzare il verbo essere.