Domanda di: Cirino Villa | Ultimo aggiornamento: 4 dicembre 2023 Valutazione: 4.3/5
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V rappresenta la variante consonantica di /u/, ossia l'approssimante labiovelare /w/, come in uovo, o forse anche fricativa sonora /β/ (poi passata al /v/ del latino medievale).
I latini non avevano il suono consonantico /v/. Nella scrittura i segni V e u erano la forma maiuscola e minuscola di un unico suono che aveva valore a volte vocalico(come lupus)a volte semiconsonantico(avarus). Nella tradizione scolastica italiana si usa distinguere u e v nella scrittura sia nella lettera.
Le consonanti si pronunciano, in genere, come in italiano, tranne alcune diversità. Il gruppo gl si pronuncia sempre come nell' italiano negligente. Quando il gruppo ti è accentato o è precedeuto da s o da x, la t si legge come è scritto (es. totìus).
In origine, come in Etrusco, la lettera Z occupava il posto della 'G' nell'alfabeto ed era pronunciata [z] (l'alfabeto era quindi ABCDEFZ) ed era chiamata "ZE" /ze/. Tuttavia, per il fenomeno del rotacismo, la z intervocalica divenne pronunciata [r] e rimossa dall'alfabeto Latino intorno al 4° secolo A.C.