La diagnosi di misofonia si basa principalmente sul racconto del paziente (trigger specifici, reazioni emotive/fisiche), sull'uso di questionari standardizzati (es. Amsterdam Misophonia Scale) e su esami audiologici per escludere altre cause, coinvolgendo specialisti come psicologi, psichiatri o audiologi. Non esistono test strumentali specifici, ma scansioni cerebrali (risonanza magnetica) possono mostrare differenze nella connettività. È cruciale differenziarla da altre sensibilità sonore come l'iperacusia.
esami audiologici per verificare l'integrità dell'apparato uditivo: test dell'udito tonale e audiometrico, misurazione della soglia di disturbo, esame impedenziometrico ed emissioni otoacustiche per escludere tutte quelle condizioni mediche riconosciute responsabili di sintomi simili (diagnosi differenziale).
Generalmente l'evento scatenante è riconducibile alla percezione di alcuni suoni prodotti dal corpo di altre persone come masticare, bere, deglutire, tossire o, semplicemente, annuire. In altri casi, la reazione può essere scatenata dai suoni generati durante l'utilizzo di alcuni oggetti di uso comune (es.
Non esiste una cura farmacologica specifica per la misofonia, ma i rimedi più efficaci combinano approcci psicologici e uditivi, come la terapia cognitivo-comportamentale (CBT) e la Tinnitus Retraining Therapy (TRT), che utilizzano tecniche di counseling e terapia del suono (esposizione graduale ai suoni) per desensibilizzare il cervello, oltre a strategie pratiche come cuffie a cancellazione del rumore, rumore bianco e tecniche di rilassamento (mindfulness, respirazione) per gestire la reazione emotiva agli stimoli scatenanti.
La misofonia può manifestarsi sia nei bambini che negli adulti. Spesso i primi sintomi sono identificabili tra i dieci e i dodici anni. Mangiando insieme a tavola, ad esempio, i rumori di masticazione diventano una tortura per un bambino che è già sotto stress a causa della scuola ecc.