Durante l'Impresa di Fiume (1919-1920), Gabriele D'Annunzio infiammò i suoi legionari e la popolazione con discorsi nazionalisti, proclamando l'annessione della città all'Italia con lo slogan "O Fiume o morte!". Il "Vate" promosse ideali di eroismo, definendo l'occupazione una "vita nuova" e coniando motti celebri come "Me ne frego" e "Memento audere semper".
Giovanni Giuriati si dimise dalla carica di capo di Gabinetto. Scrisse a D'Annunzio: «Io sono venuto a Fiume per difendere le secolari libertà di questa terra, non per violentarle o reprimerle.» Gli subentrò Alceste de Ambris, ex sindacalista rivoluzionario e interventista, giunto a Fiume nel gennaio del 1920.
Il 12 settembre 1919 D'Annunzio entra a Fiume alla testa di duemila soldati per occupare la città con lo scopo di annetterla all'Italia. L'occupazione dura poco più di un anno e quattro mesi, ma presto essa da simbolo nazionalista si trasforma in laboratorio di rivoluzione mondiale.
Me ne frego è un brano composto da R. Prisco e musicato da E. A. Mario nel 1936. Il titolo della canzone è un esplicito riferimento all'omonimo motto dannunziano che venne poi ripreso dalla retorica del regime fascista per esplicitare quella voglia di autodeterminazione e autarchia propugnata dall'Italia di Mussolini.