Nel 1619, la nave corsara inglese White Lion approdò a Point Comfort (Virginia), sbarcando i primi 20 africani di origine angolana, segnando l'inizio della schiavitù nelle colonie britanniche del Nord America. Questi africani furono scambiati per provviste a Jamestown, dando il via al sistema della tratta atlantica. L'evento, fondamentale per il 1619 Project del New York Times, è considerato l'anno zero della schiavitù e del razzismo sistemico negli Stati Uniti.
Nel 1619, infatti, una nave portoghese partì dalle coste africane, con a bordo qualche decina di uomini e donne sequestrati in quella che oggi è l'Angola e destinati a diventare schiavi in Messico, allora parte dell'impero spagnolo.
Nel 1865 la vittoria nordista nella guerra di secessione chiude un capitolo oscuro nella storia degli Stati Uniti: con il XIII emendamento alla Costituzione la schiavitù viene definitivamente abolita in tutti i territori dell'Unione.
L'acquisizione delle libertà civili, da parte degli schiavi neri, coincide formalmente con la “Dichiarazione di emancipazione”, pronunciata da Abramo Lincoln il 1° gennaio 1863.
Perché gli stati del nord non volevano la schiavitù?
Gli Stati del Nord, però, abolirono la schiavitù tra fine Settecento e inizio Ottocento, perché in un'economia industriale è più vantaggioso disporre di manodopera salariata che di schiavi. Nel Sud, invece, gli schiavi fornivano la forza lavoro necessaria per le grandi piantagioni e il sistema non fu abolito.