Parlare con un malato oncologico richiede delicatezza; è fondamentale evitare frasi fatte, eccessivo ottimismo ("andrà tutto bene"), pressioni a essere forti ("devi combattere"), frasi di pietà ("mi dispiace tanto") o consigli medici non richiesti. Spesso, il silenzio o un ascolto empatico sono preferibili a frasi che possono risultare invadenti o sminuire la loro esperienza.
Siate sinceri con voi stessi e riconoscete i vostri limiti. Tutti coloro che forniscono il proprio aiuto e sostegno desiderano fare del loro meglio. Potreste essere tentati da gesti eroici per un senso di ira e rabbia contro quanto è capitato al vostro amico e contro l'ingiustizia della situazione.
Le neoplasie possono indurre anemia attraverso diversi meccanismi, come ad esempio l'invasione del midollo osseo da parte delle cellule tumorali o per colpa di perdite di sangue dovute ad emorragie.
Come sono gli ultimi giorni di un malato oncologico?
Ultime ore: segni tipici. Maggior sonnolenza, occhi semichiusi, bocca asciutta, marezzature cutanee a mani e piedi, respiro con pause più lunghe. Le parole possono scomparire. Il dolore, se presente, va trattato con rescue concordati e vie semplici (sottocute).
Il livor mortis (o ipostasi cadaverica, dal latino livor: lividità) è la decolorazione del corpo dopo la morte a causa della stasi del sangue non più pompato dal cuore, che per gravità filtra lentamente verso il basso attraverso i tessuti.