Domanda di: Erminia Longo | Ultimo aggiornamento: 19 marzo 2023 Valutazione: 4.6/5
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La Sibilla Cumana era una sacerdotessa di Apollo: ispirata dal dio, forniva responsi e prediceva il futuro. La Sibilla scriveva le sue profezie su foglie, che però erano agitate e confuse dal vento, pertanto il significato delle sue parole risultava oscuro e ambiguo.
Nell'"Eneide" di Virgilio la sibilla cumana, chiamata Deifobe, non ha solo la funzione di veggente ma anche di guida di Enea nell'oltretomba, di cui spiega i misteri; il poeta latino fa anche un accenno al suo famoso antro a Cuma.
Le sibille (in greco antico: Σίβυλλα, Síbylla; in latino: Sibylla) sono sia dei personaggi storicamente esistiti, sia figure mitologiche greche e romane. Erano vergini ispirate da un dio (solitamente Apollo) dotate di virtù profetiche e in grado di fare predizioni e fornire responsi, ma in forma oscura o ambivalente.
Queste donne, infatti, avevano il dono di predire il futuro e dare responsi a quesiti esistenziali che erano solite scrivere su foglie o libri, a volte anche a pagamento come nel caso dei re. In antichità le Sibille erano numerose ma le più note erano quella di Delfi, di Eritrea e di Cuma.
Significa 'consigliera di dio'. Nome tratto dalla mitologia mediterraneo-orientale, le sibille erano le sacerdotesse di Apollo, mediatrici tra gli dei e gli uomini, considerate figlie di dei e ninfe. L'onomastico si festeggia il 19 marzo e il 9 ottobre.