– Espressione sovrabbondante, formata con l'aggiunta di una o più parole non necessarie dal punto di vista grammaticale o concettuale: frequente nel linguaggio familiare, si può trovare anche nella lingua letteraria e non implica di per sé una violazione di regole grammaticali: «a me mi piace» è un p.
Il pleonasmo è anche una specifica figura grammaticale o retorica, utilizzabile per enfatizzare un enunciato. Particolarmente amata da Alessandro Manzoni e Cesare Pavese, il pleonasmo consente di dare alla frase maggiore intensità, forza, chiarezza, efficacia o eleganza.
Si usa figurativamente per indicare atti o comportamenti che si ritengono inutili, superflui o non necessari. Esempio: Quel pezzo del tuo discorso mi è risultato pleonastico.
[di atti e comportamenti e sim., di cui si può fare a meno: le tue giustificazioni sono p.] ≈ inutile, superfluo. ↔ utile. ↑ indispensabile, necessario.
Il pleonasmo (dal greco πλεονασμóς: pleonasmós, "esagerazione") è un'espressione per cui si ha un'aggiunta di parole o elementi grammaticali non necessari, ma ritenuti erroneamente esplicativi di un'espressione già compiuta dal punto di vista informativo e sintattico.