Cosa stava succedendo o cosa stesse succedendo?

Redazione Pubblicato il

Entrambe le forme possono essere corrette a seconda del contesto sintattico, ma "cosa stesse succedendo" è solitamente più appropriata nelle proposizioni interrogative indirette dipendenti da un tempo passato (es. "Non sapevo cosa stesse succedendo"). "Stava" è indicativo, "stesse" è congiuntivo.

Che stesse o che stava?

Nessun dubbio al riguardo, si dice e si scrive stesse (e così anche per le altre persone del congiuntivo imperfetto di stare):

Quando usare stesse?

3) Desse o dasse/ stesse o stasse? Il congiuntivo rappresenta un problema per molti, soprattutto quando si ha a che fare con verbi come dare e stare. Le forme corrette per la terza persona singolare del congiuntivo imperfetto sono desse e stesse, mentre dasse e stasse sono forme ortograficamente scorrette.

Come non sbagliare mai i congiuntivi?

Per non sbagliare il congiuntivo, ricorda di usarlo con verbi di dubbio, desiderio, speranza, opinione e necessità (es. credo che, spero che), nelle frasi ipotetiche con "se" (soprattutto se l'azione è irreale o incerta, come in "se fossi ricco"), con il Lei di cortesia (Mi faccia vedere), con espressioni impersonali (è bene che, è necessario che) e con pronomi indefiniti (chiunque); il trucco è sostituire con l'infinito se il soggetto è lo stesso e verificare il senso di incertezza o soggettività prima di ogni "che" o "se".
 

Come capire se è congiuntivo o condizionale?

Il congiuntivo dopo il se indica un'azione che nella realtà non si è verificata e che molto difficilmente si verificherà (“se gli asini volassero” ne è un buon esempio). Il condizionale invece esprime il fatto che una certa azione si verificherà se prima ne accadrà un'altra.

MY SISTER IS PICKING UP ALEX'S BROTHER! *NEW COUPLE?* 😍🥰

Trovate 37 domande correlate

Quanti italiani sbagliano il congiuntivo?

Anche il congiuntivo rappresenta una criticità: il 56% degli intervistati lo impiega in modo errato, come nel caso della frase “L'importante è che hai superato l'esame”, che richiederebbe “L'importante è che tu abbia superato l'esame”.

Quando si usa il condizionale al posto del congiuntivo?

Il congiuntivo, detto anche il modo della soggettività, serve ad esprimere eventi o azioni incerte, non sicuri, ipotetici, che non si sa se avverranno o meno. Anche il condizionale esprime azioni o eventi incerti, ma che avverranno certamente al verificarsi di determinate condizioni.

Si dice "stessero" o "vorrei che stessero"?

In questi casi, la subordinata presenta più spesso il congiuntivo imperfetto, rispetto al congiuntivo presente: vorrei che stessero, insomma, prevale nell'uso su vorrei che stiano.

Quando è obbligatorio l'uso del congiuntivo?

Il congiuntivo è obbligatorio nelle frasi introdotte dalle parole o dalle espressioni che seguono: 1. A condizione che, ammesso che, a patto che, casomai, laddove, nell'eventualità che, ove, qualora, purché, sempreché (o sempre che). Introducono una frase che esprime una condizione, un'eventualità.

L'accento è corretto su "sé stessi"?

La formula corretta è “sé stessi”. L'accento acuto su “sé” serve a distinguere il pronome dal “se” congiunzione. Quindi, si scrive sempre “sé stessi” per evitare ambiguità.

Quando usare il condizionale dopo il se?

Si usa il "se" + condizionale principalmente nelle domande indirette ("Mi chiedo se potrei aiutarti") per esprimere dubbi, o in rare costruzioni particolari, mentre nella maggior parte dei periodi ipotetici (situazioni immaginarie, improbabili, impossibili) la regola standard è "se" + congiuntivo (imperfetto o trapassato) nella protasi (la frase con "se") e condizionale nella reggente (apodosi) ("Se avessi tempo, andrei al cinema"). Usare il condizionale direttamente dopo il "se" in un periodo ipotetico è generalmente considerato un errore.

Qual è la lingua più semplice del mondo?

Il Toki Pona è la lingua più corta e semplice del mondo: ecco come funziona. Il Toki Pona è una lingua artificiale creata nel 2001 da Sonja Lang, con solo 120 parole e 14 suoni, ispirata al taoismo e al minimalismo.

Qual è l'errore più commesso nella lingua italiana?

Ma quali sono i più comuni errori che vengono commessi? “Qual è o qual'è?” (71%) resta tra quelli più comuni. In cima alla classifica della categoria di errori più comuni c'è ovviamente l'apostrofo (62%), uno degli “amici più antipatici” della lingua italiana.

Come si fa a non sbagliare i congiuntivi?

Per non sbagliare il congiuntivo, ricorda di usarlo con verbi di dubbio, desiderio, speranza, opinione e necessità (es. credo che, spero che), nelle frasi ipotetiche con "se" (soprattutto se l'azione è irreale o incerta, come in "se fossi ricco"), con il Lei di cortesia (Mi faccia vedere), con espressioni impersonali (è bene che, è necessario che) e con pronomi indefiniti (chiunque); il trucco è sostituire con l'infinito se il soggetto è lo stesso e verificare il senso di incertezza o soggettività prima di ogni "che" o "se".
 

Come non confondere congiuntivo e condizionale?

Innanzitutto, bisogna tenere a mente questa sfumatura di significato: usiamo il congiuntivo quando vogliamo esprimere un'azione che indica un evento non sicuro, ossia possibile. Il condizionale, invece, quando parliamo di un'azione che è sì incerta, ma che sicuramente accadrà in presenza di una determinata condizione.

Quando si può dire se io avrei?

È importante sottolineare, però, che non si tratta di una formula sbagliata in ogni contesto. “Se avrei” è scorretto soltanto quando la particella “se” serve per costruire un periodo ipotetico: in quel caso, l'unica espressione consentita dalla lingua italiana è “se avessi”, con il congiuntivo.

Articolo successivo →
0 è un divisore di 12?