Domanda di: Giorgio Rizzi | Ultimo aggiornamento: 11 marzo 2026 Valutazione: 4.7/5
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Dopo due anni senza fumare, il rischio di malattie cardiovascolari (infarto e ictus) si riduce drasticamente, avvicinandosi significativamente a quello di un non fumatore. La funzione polmonare migliora notevolmente, tosse e respiro corto quasi scompaiono, e la rigenerazione cellulare riduce il rischio di tumori.
In pochi giorni si normalizza il livello di monossido di carbonio nel sangue e aumenta la quantità di ossigeno e si abbassa il rischio di infarto. Dopo un periodo che va da 1 a 5 anni senza sigarette, la persona ex fumatrice avrà un'importante diminuzione del rischio di malattia cardiovascolare e di neoplasia.
Ex fumatore è una persona che dichiara di aver fumato nella sua vita almeno 100 sigarette (5 pacchetti da 20), di NON essere fumatore al momento dell'intervista e di aver smesso di fumare da più di 6 mesi. Fumatore in astensione è una persona che dichiara di aver smesso di fumare da meno di 6 mesi.
Quando si smette di fumare i polmoni tornano sani?
Il numero di mutazioni presenti nel Dna delle cellule degli ex fumatori era pressoché lo stesso rilevabile in quelle dei non fumatori. Segno che l'epitelio bronchiale, una volta spenta l'ultima sigaretta, ha la capacità di «rigenerarsi» e di ripristinare un equilibrio tra cellule sane e mutate.
L'eccesso di mortalità diminuisce tanto più quanto più si prolunga il periodo di cessazione, anche dopo i 40 anni. Pertanto, la cessazione ≥ 10 anni nei fumatori di età compresa tra 40 e 49 anni annulla quasi completamente l'eccesso di mortalità (-99% nelle donne, -96% negli uomini).