Quando muore un senatore a vita in Italia, la carica decade automaticamente, liberando un seggio che non viene rimpiazzato (i senatori a vita nominati dal Presidente sono massimo 5, oltre agli ex Presidenti della Repubblica). Viene proclamato il lutto, e ai superstiti (coniuge/figli) spetta la pensione di reversibilità, spesso calcolata sul vitalizio.
Quanto dura il vitalizio dei parlamentari dopo la morte?
A partire dalle modifiche dei regolamenti nel 1997, il requisito minimo per acquisire il diritto all'assegno vitalizio è stato portato a 2 anni, 6 mesi e un giorno di mandato effettivamente prestato, con obbligo di riscattare e versare i contributi mancanti per raggiungere i 5 anni.
Non essendo soggetti al rinnovo in occasione delle tornate elettorali, i senatori a vita decadono dalla carica solo per decesso, rinuncia o a seguito di destituzione secondo i canonici meccanismi di decadenza parlamentare.
In mancanza del coniuge, dei figli e dei nipoti, la richiamata pensione spetta ai genitori o (qualora manchino anche essi) ai fratelli e alle sorelle (questi ultimi solo se inabili e a carico).
Prestito vitalizio ipotecario: cosa devono fare gli eredi
Gli eredi avranno allora due possibilità: la prima è pagare le rate concordate in fase contrattuale tra il richiedente e la banca. L'altra è versare la somma residua, restando così proprietari dell'immobile.