La percezione visiva nei non vedenti varia notevolmente a seconda della causa e del grado di disabilità: la maggior parte non vede nulla (né luce né buio), mentre altri percepiscono solo luci, ombre o immagini sfocate. Chi è cieco dalla nascita non ha concezione del nero o della luce, percependo un "nulla" totale, diverso dall'oscurità nota a chi ha perso la vista successivamente.
Mentre una persona cieca non ha la capacità di vedere, un individuo con ipovisione ha una vista limitata e spesso deve avvicinarsi agli oggetti per vederli chiaramente. La sua visione può essere offuscata da varie anomalie.
Se la cecità è congenita, o è sopraggiunta prima dei 5 anni, i sogni hanno forti componenti olfattive, gustatorie e tattili. Non ci sono però immagini definite, semmai lampi di luce. Dialoghi, viaggi, sensazioni di calore, rumori, emozioni provate nel corso della giornata, sono i temi più ricorrenti.
La differenza principale tra cieco e ipovedente è il grado di residuo visivo, definito dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS): un ipovedente ha un'acuità visiva corretta tra 3/10 e 1/20, conservando un'abilità visiva parziale ma limitata, mentre un cieco ha un'acuità inferiore a 1/20, spesso con una visione molto gravemente compromessa, talvolta limitata alla percezione di luce, e necessita di ausili e riabilitazione più specifici.
Da zero a sei decimi con un intervento di mezz'ora: una paziente di 76 anni torna a vedere dopo 5 anni di cecità. È il risultato del primo trapianto in Italia, il centesimo al mondo, realizzato con una protesi endoteliale in materiale polimerico.