L'anacoluto è una figura retorica che consiste in una rottura del nesso sintattico all'interno di una frase, iniziata in un modo e conclusa in un altro, lasciando un elemento iniziale (spesso un soggetto) "sospeso" o non grammaticalmente collegato al resto del periodo, come un "tema sospeso". Si verifica quando la regolarità grammaticale cede il passo alla mimesi del parlato, creando un effetto di maggiore espressività, enfasi o per imitare il linguaggio comune.
L'anacoluto è una figura retorica che consiste nella rottura del nesso sintattico all'interno di un periodo. L'anacoluto si riconosce perché, quando viene pronunciato, all'ascolto l'impressione è che qualcosa nella frase “non torni”: uno o più elementi infatti non sono espressi nel corretto accordo grammaticale.
L'anacoluto serve a creare effetti stilistici di spontaneità, enfasi o realismo, riproducendo il parlato colloquiale e la frammentazione del pensiero, attraverso la rottura deliberata della coerenza sintattica nella frase, lasciando un elemento iniziale (il "tema sospeso") non collegato al resto della costruzione grammaticale. Usato in letteratura, dal parlato comune, per dare immediatezza, caratterizzare personaggi (come Manzoni) o esprimere forte emozione, come in "Io, quando mangio la Nutella, mi viene l'acquolina in bocca".
È una rottura della regolarità sintattica della frase presente soprattutto nella lingua parlata, una vera e propria sgrammaticatura che consiste nel cominciare un periodo in un modo e finirlo diversamente, spesso cambiando il soggetto del verbo o introducendo un soggetto che resta poi senza verbo.