Lo straining sul lavoro è una forma di stress forzato e attenuata di mobbing, definita come una situazione di stress lavorativo duraturo causato da una o più azioni ostili del datore di lavoro o colleghi. A differenza del mobbing, non richiede una sistematica pluralità di atti vessatori, ma può derivare da un singolo atto, come il demansionamento, con effetti persistantemente negativi sulla salute del lavoratore.
Cosa si intende per straining sul luogo di lavoro?
Lo straining sul lavoro è una situazione di stress forzato, derivante da comportamenti ostili del datore di lavoro o colleghi, che può essere causata anche da un singolo episodio con effetti negativi duraturi, a differenza del mobbing che richiede una serie di atti vessatori sistematici. Consiste in azioni (come demansionamento, isolamento, privazione di strumenti) che generano ansia, tensione e usura psicofisica, tutelato dall'articolo 2087 del Codice Civile, che obbliga il datore a proteggere la salute del lavoratore.
Quando si configura. Per parlare di straining devono essere presenti alcune condizioni specifiche: Condotta ostile: può trattarsi di un atto unico o di comportamenti isolati, ma significativi. Imposizione di uno stress forzato: la condotta provoca un forte disagio psicologico e/o fisico nel lavoratore.
Un ambiente di lavoro è considerato tossico quando è permeato di negatività, i colleghi non collaborano tra loro, i manager non offrono alcun incoraggiamento e non forniscono feedback, il carico di lavoro è insostenibile ed è possibile notare nel gruppo di lavoro la presenza di persone irascibili.
Lo straining, ad esempio, si configura quando vi siano comportamenti stressogeni che producano effetti dannosi permanenti nel tempo, scientemente attuati nei confronti di un dipendente, anche se manchi la pluralità delle azioni vessatorie o esse siano limitate nel numero e distanziate nel tempo (Cass. 15957/2024).