Cos'è un ossimoro in poesia?

Domanda di: Clodovea Greco  |  Ultimo aggiornamento: 18 marzo 2023
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di oksýs «acuto» e mōrós «stolto, folle») è un procedimento retorico (➔ ) che consiste nell'unire due parole o espressioni che sono inconciliabili nel significato in quanto indicano propriamente una antitesi o contrarietà. Il termine che lo designa («folle acuto») è esso stesso un ossimoro.

Cos'è un ossimoro esempi?

L'ossimoro è una di quelle figure retoriche che vengono utilizzate di frequente anche nel linguaggio parlato. Ne sono esempi espressioni come silenzio assordante o silenzio eloquente, brivido caldo, attimo infinito, dolce dolore, assenza ingombrante, morto vivente, false verità, dolcezza amara.

Cos'è un ossimoro in poesia?

L'ossimoro è una figura retorica, molto usata soprattutto in poesia, che unisce dal punto di vista sintattico due termini opposti fra loro, dando origine a una sorta di paradosso apparente.

Come si riconosce un ossimoro?

L'ossimoro è un tipo di antitesi ed è una figura retorica che consiste nell'accostamento di due parole di significato contrapposto nella stessa frase. Esempi di ossimoro possono essere: “silenzio rumoroso”, “ghiaccio bollente”, “”caos calmo”, ecc…

Come fare un ossimoro?

L'ossimoro (dal greco antico ὀξύμωρον, a sua volta da ὀξύς, «acuto» e μωρός, «ottuso») è una figura retorica che consiste nell'accostamento di due termini di senso contrario o comunque in forte antitesi tra loro. Esempi: disgustoso piacere, illustre sconosciuta, silenzio assordante, lucida follia.

Figure retoriche: Antitesi, ossimoro, iperbole, personificazione, perifrasi, antonomasia.