Durante la Seconda Guerra Mondiale, le truppe italiane (CSIR e poi ARMIR) arrivarono in Russia fino al fiume Don, la regione di Izjum e i territori caucasici tra il 1941 e il 1943. Le operazioni principali coinvolsero le zone di Don e Volga, con il fronte che si estendeva nel sud della Russia.
L'invasione della Russia fu un'operazione voluta fin dall'inizio da Mussolini, su cui erano scettici parte dei comandi italiani e lo stesso Adolf Hitler, che nel corso dei mesi precedenti aveva già sperimentato quanto fosse impreparato alla guerra moderna l'esercito italiano.
Di 229.000 soldati italiani inviati in Russia, 29.690 furono rimpatriati perché feriti o congelati. Dei rimanenti, i superstiti furono solo 114.485. Mancarono all'appello 84.830 uomini di cui 10.030 furono restituiti dall'Urss. Il totale delle perdite ammontò a 74.800 uomini.
Negli elenchi figurano 64.500 nominativi di italiani; di questi, 38.000 si riferiscono a prigionieri morti nei lager, 22.000 a rimpatriati – compresi i 12.000 ex internati dei tedeschi; per altri nomi, 2.000, non viene precisata la sorte; infine, vi sono circa 2.500 fra nomi ripetuti – 307 solo per gli ufficiali –, ...