Sia la forma "sia... sia" che "sia... che" sono corrette e ampiamente utilizzate in italiano per collegare elementi simili. Tuttavia, "sia... sia" è considerato più elegante e formale, preferito nello scritto curato, mentre "sia... che" è comunemente accettato e molto diffuso, anche se a volte meno preciso.
La forma sia... che, comparsa per la prima volta nell'Ottocento, oggi è diffusissima, e non può certo essere considerata un errore; noi, comunque, vi suggeriamo di non usarla, sia per amor di tradizione, sia perché, in frasi lunghe e complesse, potrebbe generare confusione con altri tipi di che.
del verbo essere, usata come congiunzione disgiuntiva correlativa: è una casa confortevole, sia d'inverno sia d'estate; sia lui, sia un altro, per me è lo stesso (il secondo elemento della correlazione può essere introdotto anche da o oppure da che: sia lui o un altro, sia d'inverno che d'estate).
Per non sbagliare il congiuntivo, ricorda di usarlo con verbi di dubbio, desiderio, speranza, opinione e necessità (es. credo che, spero che), nelle frasi ipotetiche con "se" (soprattutto se l'azione è irreale o incerta, come in "se fossi ricco"), con il Lei di cortesia (Mi faccia vedere), con espressioni impersonali (è bene che, è necessario che) e con pronomi indefiniti (chiunque); il trucco è sostituire con l'infinito se il soggetto è lo stesso e verificare il senso di incertezza o soggettività prima di ogni "che" o "se".