Domanda di: Sig. Joey Moretti | Ultimo aggiornamento: 25 febbraio 2026 Valutazione: 5/5
(11 voti)
No, erogare il TFR in busta paga ogni mese non è legale dopo il periodo sperimentale terminato nel 2018, anche con accordo tra le parti, perché ne snatura la funzione di "retribuzione differita" e lo trasforma in salario corrente, violando la normativa e esponendo datore e lavoratore a sanzioni e rischi fiscali/contributivi (INPS, IRPEF). L'Ispettorato Nazionale del Lavoro (INL) e la Corte di Cassazione hanno chiarito che questa pratica è illegittima, in quanto il TFR va erogato alla fine del rapporto di lavoro, salvo le eccezioni tassative previste dalla legge.
Il primo passo per determinare quale sarà l'importo netto del Trattamento di Fine Rapporto è partire dal calcolo del TFR lordo, che corrisponde alla somma delle quote di TFR accantonate dal datore di lavoro in un anno lavorativo, indicate in busta paga.
Questa somma viene erogata al termine del rapporto di lavoro o al momento del pensionamento. Il TFR può essere mantenuto in azienda o trasferito a un fondo pensione. La scelta tra mantenere il TFR in azienda o spostarlo in un fondo pensione è cruciale per garantire una sicurezza finanziaria nella tua pensione.
La possibilità di chiedere il trattamento di fine rapporto in anticipo è riservata ai lavoratori del settore privato. Tutti i dipendenti privati, una volta raggiunti gli 8 anni di permanenza in una stessa azienda, hanno la possibilità di chiedere fino al 70% del TFR spettante in anticipo.
Le modifiche apportate dalla Legge di Bilancio 2026 non hanno effetto sui lavoratori che invece hanno già scelto di destinare il TFR ad una forma pensionistica complementare. Con riferimento a tali lavoratori, pertanto, i datori di lavoro continuano a non avere alcun obbligo di versamento del TFR al FTINPS.