Ercole (o Eracle) nella mitologia classica nacque semidio mortale, ma ottenne l'immortalità come ricompensa finale per le sue imprese e la successiva apoteosi (divinizzazione). Figlio di Zeus e Alcmena, raggiunse l'immortalità dopo la morte sulla pira, ascendendo all'Olimpo, sposando Ebe e diventando un dio a tutti gli effetti.
Poiché Ercole fu il primo mortale che riuscì a diventare dio, nei sarcofagi romani sono frequenti le raffigurazioni delle "dodici fatiche", quale simbolo delle prove che deve affrontare il defunto per raggiungere l'immortalità.
Quando tutto fu pronto, Ercole salì sulla pira e vi si sdraiò, sereno, con la sua pelle di leone. Ma quando le fiamme iniziarono a lambirne il corpo, folgori prodigiose caddero dal cielo e la pira fu istantaneamente ridotta in cenere. Zeus gli concesse, finalmente, l'immortalità.
Nel preciso momento in cui Ercole decide di darsi fuoco, Zeus lo afferra e lo porta nell'Olimpo, così diventa un dio come gli altri. Solo quando ha bruciato la sua identità diventa divino, scopre il divino in sé nella resa più totale, nell'abbandono, in un atto di fiducia dettata dalla disperazione.
Muore per l'inganno in cui cade la sposa Deianira, che gli invia in dono una veste intrisa del sangue del centauro Nesso: la donna crede che si tratti di un talismano d'amore, ma la veste, una volta indossata, corrode le carni dell'eroe.