I treni in orario È una delle più diffuse affermazioni sul fascismo. In realtà, i ritardi e i disservizi esistevano anche al tempo di Mussolini. Solo che erano tenuti nascosti e non se ne poteva parlare pubblicamente.
Quando c'era Mussolini i treni arrivavano in orario?
"QUANDO C'ERA LUI, I TRENI ARRIVAVANO IN ORARIO"
Detto popolare ma che non rispecchia appieno la realtà storica. Mussolini provò a riformare il sistema ferroviario nostrano ma di fronte alle grandi difficoltà (soprattutto economiche), il regime optò per una soluzione più semplice: impedire che si parlasse dei disagi.
Durante il fascismo, non si poteva fare politica antifascista, sciopero, criticare il regime, usare parole straniere e il "Lei" (sostituito dal "Voi"), avere stampa libera, associazioni non fasciste e, dopo le leggi razziali, essere ebreo o appartenere a minoranze per accedere a certe attività; tutto era sotto la rigida censura del regime per controllare pensiero, espressione e stampa.
La politica sportiva del fascismo non prevedeva, almeno inizialmente, un'attenzione particolare per il calcio: le simpatie sportive dei vertici fascisti si indirizzavano verso sport più completi come il nuoto, più tradizionali come la scherma o più moderni e dirompenti sul piano culturale, come l'automobilismo.
A partire dal 5 agosto 1937 il governo fascista di Benito Mussolini, introdusse l'obbligo di erogare una tredicesima mensilità (ovvero una mensilità aggiuntiva rispetto alle 12 ordinarie) ai soli impiegati dell'industria (art. 13 del CCNL del 5 agosto 1937).