La congiunzione "se", quando introduce una proposizione condizionale (ipotesi), vuole quasi sempre il congiuntivo (imperfetto o trapassato), mai il condizionale. Il condizionale si usa invece nella frase principale (conseguenza). Il modo indicativo è corretto se l'ipotesi è presentata come reale o probabile.
Il congiuntivo è infatti obbligatorio con congiunzioni complesse quali «nel caso che», «nel caso in cui», «qualora», «sempre che», «a condizione che», «ammesso che», «purché», frequenti nel linguaggio burocratico per quel tocco di ricercatezza che sanno dare alla pagina.
Dopo il "se" si usa l'indicativo per eventi reali e probabili, il congiuntivo per ipotesi, desideri o situazioni improbabili/irrealizzabili, e il condizionale nelle interrogative indirette o per esprimere un consiglio/ipotesi nel periodo ipotetico (es. "se fossi in te"), seguendo sempre la regola di concordanza dei tempi.
se la frase in questione parla di un evento concreto, al se deve seguire l'indicativo: “se piove, mi metto a scrivere” al contrario, se una frase esprime solo una possibilità o peggio ancora un evento quasi irrealizzabile, allora dovrai usare il congiuntivo: “se vendessi un miliardo di copie, mi ritirerei a vita”
Perché la frase introdotta da "nonostante" richiede sempre il congiuntivo?
Il confronto tra nonostante e anche se offre l'occasione per una riflessione sui modi indicativo e congiuntivo. Nell'italiano di registro medio-alto, la congiunzione nonostante regge il congiuntivo; l'uso dell'indicativo farebbe cadere il registro a un livello substandard.