In Italia, a seguito delle sentenze della Corte Costituzionale, i genitori possono attribuire al figlio, di comune accordo, il cognome della madre, del padre o entrambi, superando l'automatismo del solo cognome paterno. La scelta del cognome materno può essere frutto di una decisione familiare condivisa o legata alla volontà di valorizzare la linea materna, rendendo la decisione un diritto paritario.
Erano, quindi, in contrasto con il principio di uguaglianza, perché comportavano discriminazioni fondate sul sesso. Per la Corte, nell'interesse del figlio, entrambi i genitori devono poter condividere la scelta sul suo cognome, che costituisce elemento fondamentale dell'identità personale.
Ed infatti l'unico modo per poter aggiungere il cognome materno e, più in generale, qualsiasi doppio cognome, è quello di presentare un'istanza alla Prefettura. L'istanza può essere presentata sia per i minorenni sia per i maggiorenni.
Il figlio di genitori sposati porterà il cognome coniugale oppure – se i coniugi hanno cognomi diversi – quello da celibe o nubile che i coniugi hanno scelto come cognome dei figli comuni al momento del matrimonio. Se i genitori non sono sposati, il figlio porterà il cognome da nubile della madre.
Non esiste un singolo "cognome più raro al mondo" universalmente riconosciuto, poiché la rarità è relativa e i database genealogici mostrano molti cognomi con pochissimi portatori (a volte meno di una dozzina), come Berrycloth (UK) o Sorinas, Bawdwyne, Nichterwitz (citati da FamilySearch); cognomi giapponesi come Matsushime o Ichijiku sono estremamente rari, e anche in Italia esistono cognomi rarissimi come Teifreto. La rarità dipende dalla diffusione geografica e storica, con molti casi di cognomi quasi estinti o con una singola famiglia sopravvissuta.