1-2: «Forse perché della fatal quïete / Tu sei l'immago a me sí cara vieni, / O Sera!». «O Sera!» è un'apostrofe, collocata al terzo verso, come pure nei sonetti «A Zacinto» e «In morte del fratello Giovanni»; l'apostrofe indica che il poeta si rivolge direttamente alla sera, personificandola.
Il sonetto è una riflessione sulla morte, riflessione ispirata dall'immagine della giornata che volge al termine. Così come la sera scende ora dolce e serena, ora tenebrosa e inquieta, così la morte rappresenta un porto di quiete nel quale si placano gli affanni della vita.
Come viene rappresentata la morte nel sonetto alla sera?
Nel sonetto “Alla sera”, la morte viene descritta da Foscolo con due perifrasi “fatal quiete” , “nulla eterno”, dunque come annullamento assoluto e definitivo dell'uomo. La morte, quindi, non ha nessuna connotazione religiosa, ma ribadisce la concezione dell'esistenza assolutamente materialistica del poeta.
La sera rappresenta la morte. L'uomo può porre fine alle sofferenze della vita solo con la morte, chiude gli occhi alla mestizia e alle sofferenze. Solo in questo modo l'uomo può avviarsi verso il riposo. La sera viene definita “fatal quiete”, la quiete portata dal fato, ovvero la morte.
Cosa vuole comunicare Foscolo con la poesia alla sera?
Il messaggio della poesia è certamente il contrasto tra il desiderio di pace del poeta e la negatività del presente storico. Il poeta esprime tutto il suo dolore e la sua tristezza aspettando e guardando la sera come momento di pace e di riflessione sulla e sulla morte.