Per catturare un dattero di mare è necessario distruggere la roccia in cui vive utilizzando scalpelli, martelli, martelli pneumatici o, nei casi più estremi, anche esplosivi. La pesca di questo mollusco è considerata uno scempio per l'ecosistema che porta all'irrimediabile distruzione di coste e fondali.
Il 10 marzo 2022 secondo il procedimento n°8147/2018 RGnr, la pesca di frodo del dattero di mare è stata riconosciuta e sanzionata come pratica che attenta e distrugge violentemente se non addirittura irreversibilmente l'ecosistema marino, determinando di fatto il depauperamento delle scogliere.
Il suo valore al chilogrammo può raggiungere anche i 200 euro e per questo i malviventi non esitano a immergersi nei fondali armati di martelletti per frantumare gli scoglie raccogliere i preziosi molluschi.
L'Italia è stata tra i primi Paesi ad emettere la legge di divieto della pesca dei datteri di mare nel 1998 (DM 16 ottobre 1998) con qualsiasi attrezzo e aggiungendo un'ulteriore clausola: oltre al divieto di pescare datteri di mare si vieta anche la loro commercializzazione.
Dal punto di vista gastronomico, i datteri di mare hanno un sapore che ricorda sia quello delle ostriche che quello delle cozze (che sono sue “parenti”, facendo parte della famiglia del Mytilidae), e sono utilizzati soprattutto per primi piatti o per il consumo assoluto.