Secondo alcuni l'idea fu di un'italiana, Nadia Maria Petruccelli: si narra che la cioccolateria, rimasta improvvisamente a corto di materie prime, si sia ingegnata nell'elaborare questo dolce utilizzando prodotti di scarto. La forma irregolare ricordava il prezioso fungo piemontese, ed ecco così il nome: tartufo.
Il termine tartufo deriva quindi, secondo Berti, dalla somiglianza che si ravvisava tra questo fungo ipogeo e il tufo, pietra porosa tipica dell'Italia centrale.
Il tartufo è un corpo fruttifero di funghi appartenenti al genere Tuber che compie il proprio intero ciclo vitale sotto terra (ipogeo). Deve obbligatoriamente vivere in simbiosi con piante arboree per produrre il prezioso sporocarpo.
Fonti storiche non accertate attribuiscono la scoperta del tartufo ai babilonesi, nel 3000 a. C., essendosi probabilmente imbattuti nel tipo di tartufo che ancora oggi cresce nelle terre sabbiose dell'Asia Minore, la Terfezia Leonis.Il primo a utilizzare il tartufo sembra essere stato Giacobbe nel 1600 a.
Se il tartufo nero di Norcia, infatti, conquista la vetta della classifica dei tartufi neri, il tartufo bianco di Alba (o di Acqualagna) si merita di diritto il primo posto nella classifica generale dei tartufi più pregiati sia bianchi che neri: è lui infatti il tartufo per eccellenza, il più pregiato in assoluto.