Il "velo di Maya" è un concetto filosofico, reso celebre da Arthur Schopenhauer, che descrive la realtà fenomenica come un'illusione, un inganno o un sogno che nasconde la vera essenza delle cose (la Volontà). Derivante dalla tradizione induista (Maya come inganno), il velo separa l'individuo dalla verità, rendendo il mondo una mera rappresentazione.
Il velo di Maya è quindi la rappresentazione di tutto ciò che nasconde la realtà delle cose. Arthur Schopenhauer nella propria filosofia sostiene che la vita è sogno e che questo "sognare" sia innato (quindi la nostra unica "realtà") e obbedisca a precise regole, valide per tutti e insite nei nostri schemi conoscitivi.
Schopenhauer lo sviluppa vedendo nel velo di Maya la metafora dell'inganno percettivo che avvolge l'esperienza umana, impedendo all'individuo di cogliere l'essenza autentica della realtà. Secondo il filosofo, ciò che percepiamo non è altro che una rappresentazione illusoria, simile a un sogno.
C'è un'altra famosa metafora cui rimanda il taglio di Fontana: quella del Velo di Maya squarciato. Il filosofo tedesco Arthur Schopenhauer (1788-1860) ha definito Velo di Maya quelle forme illusorie che gli esseri viventi tendono a creare e in cui vengono imprigionati.
Il “velo di Maya” è un'espressione coniata dal filosofo Arthur Schopenhauer ne Il mondo come volontà e rappresentazione per indicare l'illusorietà della realtà in cui viviamo, partendo dal presupposto che “il mondo è la mia rappresentazione” come lo si percepisce e non per come realmente è.