La vendetta è un impulso umano arcaico, nato dal desiderio di ristabilire un equilibrio interiore e sociale dopo un torto, reale o percepito. Spesso motivata da rancore, mira a punire l'aggressore per alleviare la sofferenza, il senso di ingiustizia o il dolore ferito. Sebbene possa dare un momentaneo senso di potere, solitamente porta a un'escalation di rabbia.
Il sentimento della vendetta è legato a un danno subito, alla violenza, al maltrattamento, alla mancata cura ma può presentarsi anche quando qualcuno tradisce un'aspettativa o un “accordo” all'interno di una relazione che può essere sentimentale, amicale o anche solo lavorativa.
La vendetta è dolce, ma perdonare fa bene alla salute. Lo dice la scienza: chi perdona sta meglio in salute, è più sereno perché “volta pagina” e smette di provare risentimento, odio, rabbia. Perdonare fa bene allo spirito e anche al corpo.
La vendetta è da sempre considerata uno dei principali moventi criminogeni insieme al piacere, all'odio e al vantaggio personale. Manifestazione innata dell'aggressività umana, la vendetta quindi risponde all'esigenza di ristabilire un equilibrio alterato da un crimine.
La vendetta era un valore e un dovere e in molte culture lo è ancora! Gesù, tuttavia, stravolge questo principio: «Se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche l'altra; e a chi ti vuol chiamare in giudizio per toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello.