Qual è un detto calabrese sui soldi?

Domanda di: Dr. Sabatino Cattaneo  |  Ultimo aggiornamento: 4 marzo 2026
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Un noto detto calabrese sui soldi è "I sordi puatu fare l'ùamu riccu, no signore", che significa "I soldi possono rendere l'uomo ricco, ma non signore". Sottolinea che la vera nobiltà d'animo, l'educazione e la dignità non si comprano col denaro. Un altro detto comune è "Cu ndavi sordi pocu sempi cunta" (Chi ha pochi soldi, sempre li conta), evidenziando l'attenzione e la preoccupazione per la gestione delle poche risorse.

Quali sono i detti calabresi?

I detti calabresi sono espressioni di saggezza popolare che mescolano umorismo, pragmatismo e insegnamenti morali, spesso legati alla vita contadina, alle relazioni sociali e ai pericoli dell'eccessiva fretta, come "Cu pecura si faci, u lupu sa mangia" (Chi si fa pecora, il lupo se lo mangia) per la debolezza o "A gatta prescialora fici i figghji orvi" (La gatta frettolosa fece i figli ciechi) per l'impulsività, riflettendo la cultura e il territorio calabrese con un linguaggio dialettale colorito.

Cosa dice Gesù sul denaro?

Il denaro non è un mezzo di scambio neutro e impersonale. Gesù ha detto che: "Nessuno può servire due padroni" (Matteo 6,24), Dio e "mammona". Mammona era il dio della ricchezza a Cartagine. Il denaro ha tutte le caratteristiche di un dio.

Come si dice amico in calabrese?

Il detto popolare calabrese: "Si vvo' pèrdiri l'amicu, o maritalu o fallu zzitu.

Cosa significa "Nto culu"?

"Nto culu" è certamente il saluto più usato in Calabria, contrariamente a buongiorno e buonasera si può dire la mattina, il pomeriggio e anche la sera.

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