Le pensioni in Italia non "finiscono" in una data specifica, ma subiscono continui inasprimenti dei requisiti. Dal 2025 è previsto un ritorno quasi totale alle regole della legge Fornero, con l'età pensionabile di vecchiaia fissata a 67 anni, destinata a salire ulteriormente a causa dell'adeguamento alla speranza di vita.
Nel 2030 il sistema pensionistico italiano potrebbe implodere. È uno scenario realistico, secondo le proiezioni che La Stampa ha analizzato assieme a diversi esperti, incrociando previsioni demografiche e studi sulla spesa previdenziale.
In realtà, fino al 2035 non si può stare tranquilli. Solo passata quella data, e ovviamente se le casse dell'INPS resisteranno, allora la situazione potrebbe migliorare. Il cessato allarme si chiuderà, però, definitivamente nel 2048, per procedere poi nel tempo a stabilizzarsi fino al 2060.
Dal 2027, i requisiti per la pensione aumenteranno di un mese per l'adeguamento all'aspettativa di vita, portando la pensione di vecchiaia a 67 anni e 1 mese (67 anni e 3 mesi dal 2028) e la pensione anticipata ordinaria a 42 anni e 11 mesi di contributi (43 anni e 1 mese dal 2028), con possibili eccezioni per lavori gravosi, precoci, invalidi e caregiver, attraverso la proroga di misure come l'Ape Sociale e il congelamento selettivo dell'incremento, mentre la pensione contributiva salirà a 64 anni e 1 mese.
La riforma pensionistica 2028 prevede un aumento graduale dell'età pensionabile e dei requisiti contributivi, seguendo gli automatismi legati all'aspettativa di vita, con l'età di vecchiaia che si porterà a 67 anni e 3 mesi e la pensione anticipata a 43 anni e 1 mese per gli uomini e 42 anni e 1 mese per le donne, dopo un primo incremento nel 2027. Queste modifiche sono parte dell'adeguamento biennale della legge Fornero, che aggiunge 3 mesi in totale nel biennio 2027-2028, spalmando l'aumento tra i due anni.