Quando il datore di lavoro è obbligato a concedere il part time?
Domanda di: Carlo Battaglia | Ultimo aggiornamento: 2 maggio 2026 Valutazione: 4.1/5
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Il datore di lavoro è obbligato a concedere il part-time in casi specifici previsti dalla legge, come per patologie oncologiche o cronico-degenerative, assistenza a familiari con handicap grave (Legge 104/92), in caso di violenza di genere, o al rientro dalla maternità/paternità per assistere figli piccoli, e per i lavoratori prossimi alla pensione, mentre in altre situazioni può essere una priorità (es. esigenze familiari) o richiede un accordo reciproco.
Questo significa che l'azienda non è obbligata a concedere il part-time, tranne in situazioni specifiche previste dalla legge o dai contratti collettivi. Spesso la richiesta di passare al part-time è legata a motivi personali, come la necessità di accudire i figli, problemi di salute o altre esigenze familiari.
Conseguenze ai fini pensionistici. La richiesta di part-time può essere effettuata dal personale di ruolo o all'atto dell'assunzione oppure entro il 15 marzo di ogni anno, mentre dai supplenti solo al momento dell'assunzione.
Presentare una richiesta scritta: La richiesta deve essere presentata in forma scritta al datore di lavoro, specificando le motivazioni e la durata del part time richiesto (temporaneo o permanente). Attendere la risposta del datore di lavoro: Il datore di lavoro ha un termine di 30 giorni per rispondere alla richiesta.
Non esiste un minimo di ore stabilito per legge nei contratti part-time, ma molti Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro (CCNL) prevedono una soglia, spesso intorno alle 16 ore settimanali, specialmente nel settore Commercio, e questo dipende anche dal numero di dipendenti dell'azienda. Il part-time può essere orizzontale (tutti i giorni ridotto), verticale (a tempo pieno in alcuni giorni) o misto, e deve sempre essere scritto, indicando precisamene l'orario.