Seppur dotato di molteplici proprietà benefiche, il peperoncino deve però essere evitato in alcuni casi. Lo sanno bene coloro che soffrono di reflusso gastroesofageo, sindrome del colon irritabile, sindrome emorroidaria, ulcera gastrica e malattie infiammatorie intestinali in fase acuta.
Il peperoncino non si presta ai regimi nutrizionali per la cura delle patologie esofagee, gastriche e intestinali. Si consiglia di fare particolarmente attenzione in caso di acidità di stomaco, malattia da reflusso gastroesofageo, gastrite, ulcera, colon irritabile, emorroidi e ragadi anali.
Meglio evitarli quindi se si soffre di gastrite, reflusso gastroesofageo o ulcera, per non aggravare la situazione. Per il peperoncino è anche da considerare che, in caso di abuso continuativo, può esercitare azione irritante sulla prostata favorendo fastidiose infiammazioni (prostatiti).
Peperoncino: è un vasodilatatore, grazie alla capsicina di cui è ricco, aiuta i vasi sanguigni a rilassarsi e di conseguenza abbassa la pressione arteriosa. 3. Sedano: grazie alle sue proprietà drenanti aiuta l'apparato renale a smaltire la renina in eccesso, un enzima che alza la pressione.
Chi soffre di reflusso gastrico può mangiare il peperoncino?
Intingoli e cibi grassi a parte, nella lista degli alimenti da evitare in presenza di malattia da reflusso gastroesofageo, rientrano: le bevande a base di caffeina (quindi caffè e tè), il cioccolato, la menta, i pomodori crudi, i superalcolici, le bibite gassate e le spezie come pepe, peperoncino, curry, noce moscata ...