Siamo così arrivati alla regola: dopo un dovrete scrivere l'apostrofo sempre e solo se la parola successiva è di genere femminile. In questo caso, infatti, la forma un deriva da una, la cui a finale cade per elisione davanti alla vocale successiva.
Quando si apostrofa una parola? La regola è semplice: l'apostrofo si usa solo se la parola successiva è di genere femminile. In questo caso la vocale finale cade per elisione davanti alla vocale successiva. Invece, se la parola che segue l'articolo “un” è maschile, non si usa l'apostrofo.
“Uno“ non si apostrofa mai per una ragione molto semplice: davanti ai nomi che iniziano per vocale si usa l'articolo un, che non ha bisogno di alcun apostrofo, vive da solo così com'è. Un' si usa solo ed esclusivamente per il femminile una davanti a vocale: un'amaca, un'eccezione, un'iniziativa, un'opera e un'ulcera.
Al di là di scontate battute sul sesso degli angeli, va semplicemente detto che il sostantivo angelo è maschile singolare: dunque, l'articolo indeterminativo che lo precede e accompagna non potrà che concordare per genere e numero. Va adoperato un e non la forma elisa del femminile una, cioè un'.