Domanda di: Joseph Colombo | Ultimo aggiornamento: 6 marzo 2026 Valutazione: 4.8/5
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Il reato di autoriciclaggio (art. 648-ter.1 c.p.) si configura quando chi ha commesso un delitto non colposo (reato presupposto) impiega, trasferisce o sostituisce denaro, beni o utilità, derivanti da tale reato, in attività economiche, finanziarie, imprenditoriali o speculative, ostacolando concretamente l'identificazione della loro provenienza illecita.
Affinchè si configuri la condotta di autoriciclaggio, i proventi ricavati dalla commissione del delitto devono quindi essere impiegati in attività economiche, finanziarie, imprenditoriali e speculative. Questa locuzione presenta ampi dubbi applicativi in quanto non permette di individuare un fine specifico.
Qual è la differenza tra riciclaggio e autoriciclaggio?
La sentenza chiarisce in modo definitivo la distinzione tra le due fattispecie di reato, sottolineando che il riciclaggio è commesso da chi non ha partecipato al reato presupposto, mentre l'autoriciclaggio è addebitabile all'autore stesso del reato originario.
Qual è l'elemento soggettivo dell'autoriciclaggio?
L'elemento soggettivo è il dolo generico come per il riciclaggio; il problema della consapevolezza della provenienza illecita dei profitti è risolto alla radice essendo l'autore dell'autoriciclaggio anche autore del delitto presupposto.
Il reato di riciclaggio presuppone che il denaro o i beni oggetto dell'operazione provengano da un altro delitto, che deve essere non colposo. Questo significa che il reato di origine deve essere stato commesso con dolo.