Se sommate tutte insieme, il costo a carico dello Stato (e quindi dei contribuenti) della Chiesa Cattolica è ingente: poco meno di 7 miliardi di euro, secondo lo studio UAAR. Tra le quasi cinquanta voci identificate dallo studio, ve ne sono alcune sulle quali vale la pena soffermarsi.
Le risorse finanziarie della Chiesa cattolica provengono dalle libere offerte dei fedeli e dalle rendite dei beni mobili e immobili posseduti dalla Conferenza episcopale o dalle singole diocesi.
Come reso noto da Vatican News, portale di informazione del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, l'Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica nel 2020 ha pagato allo Stato italiano 5,95 milioni di euro di IMU (per i suoi immobili) e 2,88 milioni di euro di IRES (per le sue attività).
La Chiesa paga le tesse sugli edifici con finalità commerciali. Gli altri edifici, come da accordi presi tra i due Paesi, non versano tasse (relative ai beni immobili, ovviamente). Essendo uno stato sovrano non paga nulla.
Le entrate di diritto privato del patrimonio ecclesiastico comprendono: a) le oblazioni dei fedeli; b) le disposizioni per l'anima; c) i legati pii e le fondazioni di culto d) i redditi patrimoniali e le prestazioni terratiche. Si definiscono oblazioni le offerte che i fedeli spontaneamente versano alla Chiesa.