La scienza conferma che i pesci provano dolore e sofferenza in modo simile ai mammiferi, possedendo nocicettori (recettori del dolore) su tutto il corpo, specialmente attorno a bocca e mascella. Studi indicano che i pesci soffrono intensamente per diversi minuti (spesso oltre 10-20) quando sono catturati e portati fuori dall'acqua, reagendo con cambiamenti comportamentali, iperventilazione e stress.
Provano dolore, gioia e agitazione, fame e pure paura: come altre specie animali, anche gli invertebrati marini hanno sentimenti. Insomma: aragoste, molluschi, polpi, calamari, gamberi e simili sono esseri senzienti.
La scienza infatti conferma che un pesce soffre intensamente per almeno 20 minuti fuori dall'acqua prima di morire. Scopri i dettagli dello studio che quantifica l'agonia 👉 https://bit.
Ricerche più recenti, continua João, hanno dimostrato che i pesci hanno gli stessi nocicettori che abbiamo noi. I nocicettori fanno parte del sistema nervoso sensoriale presente nella pelle e nei tessuti e trasmettono i segnali di dolore al nostro cervello.
Si è capito per esempio che i pesci non amano la luce troppo forte e il sovraffollamento. L'osservazione di anomalie nel livello di alimentazione e di attività natatoria, o la presenza di comportamenti stereotipati come moti circolari, indicano che anche i pesci si stressano e si annoiano.