Domanda di: Nicoletta Villa | Ultimo aggiornamento: 22 marzo 2026 Valutazione: 4.8/5
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L'onorario di un avvocato per una causa varia enormemente in base a complessità, valore della pratica e accordo, ma si calcola spesso in base a scaglioni di valore (es. 10-20% per risarcimenti) e fasi processuali (studio, introduzione, istruttoria, decisione), con parametri ministeriali (DM 55/2014) che stabiliscono minimi, ma è sempre consigliabile un preventivo scritto per pattuire il compenso (a volte con patto di quota lite) e considerare costi aggiuntivi come Contributo Unificato, spese vive e IVA/IRPEF.
L'avvocato deve essere pagato dal proprio cliente. E' infatti sempre obbligato a corrispondere gli onorari all'avvocato nominato. Anche se la causa ha esito sfavorevole questo non incide nella liquidazione egli onorari. Così come non incide sul diritto al compenso dell'avvocato.
Cliente e professionista possono accordarsi per come credono. Nella prassi, tuttavia, questa percentuale varia dal 10% al 30% ed è tanto inferiore quanto è superiore il valore della causa.
L'ordinamento italiano prevede che colui che intende far valere in giudizio un proprio diritto ne deve anticipare le spese che, al termine della causa, saranno poste a carico della parte soccombente (se non vengono compensate dal giudice: ogni parte si paga il proprio avvocato).
Quanto alla prescrizione della richiesta di pagamento di compensi per attività professionale, l'art. 2956 del c.c. stabilisce che si prescrive in tre anni il diritto dei professionisti, per il compenso dell'opera prestata e per il rimborso delle spese correlative.